Dentro una foglia

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Fabio Moscatelli Photographer

Fabio Moscatelli Photographer

Si fermano

i ricordi della vita,

dentro una foglia smarriti

durante la caduta.

Restano lì,

scivolati nell’acqua,

dove l’erbe amare

suonano sul fiume.

Vanno via

i passaggi della mente,

dentro una foglia perduti

con un soffio di vento.

Danzano

gli antichi veli,

impigliati tra i rami,

liberando nuove ali

al canto della terra.

Cat_Anhia © All rights reserved

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Fogli bianchi

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La mia vita intera

Mario Giacomelli – La mia vita intera

Stendo la voce in versi

smarriti nel cantiere dell’anima

dove languide giacciono parole

sospese ai fili del vento,

adagiate su fogli bianchi

a raccontare storie

slegate da corde passate.

 

Al tocco di campane

Una lingua antica ritorna

Mentre i battiti dei sensi

fluttuano tra le onde,

arresi alla forma del suono.

 

La voce leggera

vibra sui fogli bianchi

lasciando una traccia

di colore ardente,

pura sostanza, invisibile

come l’abbraccio

che sfiora l’anima.

 

Cat_Anhia © All rights reserved

Fiabe nelle trame del Philo

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“Giacché prima che il bianco sia realizzato

Appariranno qui tutti i colori immaginabili”

Thomas Norton (Ordinal of Alchemy – 1477)

Il filo d’oro segue il sentiero del bosco durante il periodo estivo. Tra mare e montagna, l’Etna ci offre la possibilità di cogliere ogni piccola suggestione dei sensi e proprio in virtù dell’Unione di Essenza e Coscienza liberiamo i colori attraverso l’immaginazione affinché la creatività tra(s)muti in bellezza. L’alchimia dell’arte equivale alla magia dell’amore. Il bimbo lo sa, anche quello che rimane nascosto dietro l’albero della vita o si sta dondolando sull’amaca del tempo. Lui lo sa. Lo diceva anche Neruda: Il bambino che non gioca non è un bimbo, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che viveva in lui”. 

Un paint di nome Blue (in arte Rainbow)

Un paint di nome Blue (in arte Rainbow)

E’ estate nel bosco dell’isola. Cardellini e fanelli volano tra i rami degli alberi, piroettando con i loro vivaci colori, in cerca di semi e insetti per nutrire i piccoli. Un cicaleccio di gazze e ghiandaie annuncia il loro arrivo sui campi dorati di spighe e girasoli. Poiane e falchi vanno in perlustrazione, appostandosi sulle cime dei castagni, pronti a catturare una preda, mentre una maestosa aquila reale, decollando da un pino laricio, dilata le sue enormi ali e si libra leggera leggera sino alla bocca del cratere dell’Etna, per poi scendere in picchiata lungo le pendici nere, a tratti marroni, con pennellate di verde e di giallo. Eh sì, è proprio una calda giornata di sole!

Ma cosa sta succedendo laggiù nella magica radura del bosco? All’ombra dell’antico e gigantesco abete, tra felci, betulle e querce, una giumenta in dolce attesa trova riposo per un momento; è pronta ormai a mettere al mondo il suo puledrino. Che meraviglia della Natura!

All’improvviso il cielo si fa scuro. Tutti gli animali fuggono a destra e a sinistra per trovare riparo. La famiglia dei coniglietti bianchi si nasconde sotto un enorme rovo di more ancora acerbe, la volpe, più in alto, si infila dentro un tronco scavato, il gatto selvatico scompare in mezzo ai rami di un leccio. Lungo i lati del sentiero le ginestre cominciano a danzare sulla sinfonia del vento caldo che intermezza il fuggi-fuggi generale.

Un rombo di tuono, un lampo nel cielo ed ecco che Madre Natura si lascia scoprire. Uno scrosciare di pioggia avvia l’orchestra. Che armonia! Il temporale estivo è un magnifico spettacolo celeste ma anche un momento di ristoro dall’arsura: la terra polverosa s’abbevera, le piante diventano più verdi, i funghi di bosco fanno capolino da sotto le foglie secche. Questa sì che è magia!

La cavalla dal mantello sauro, con la lunga criniera rossiccia, tira un sospiro di sollievo. C’è chi si nasconde nel buio durante un temporale e chi invece viene alla luce.

Il tenero puledro è già riverso sulle foglie e la sua mamma lo pulisce muovendo dolcemente la lingua sul crine, ancora umido, per fargli sentire il contatto col nuovo mondo.

Il cielo si è appena aperto e la copiosa pioggia smette lentamente di cadere quando un coloratissimo arco di luce filtra tra i rami poggiandosi delicatamente sul mantello del cavallino.

Piccolo mio, nostro Padre, creatore di tutte le cose, ti sta dando il benvenuto su questo pianeta, benedicendoti attraverso la luce del ponte che unisce la Terra al Cielo. E’ un arco di 7 colori che si chiama arcobaleno. Ti darò proprio questo nome: Rainbow! – sussurra la mamma al puledrino che, sgranando quei grandi occhi blu, osserva incuriosito l’effetto dell’iride sul suo manto.

Intanto il tempo trascorre serenamente nel bosco dell’isola. Il giallo dell’estate lascia il posto al rosso dell’autunno, seguito dal grigio e poi dal bianco dell’inverno per sbocciare in una magia di colori durante la primavera e… finalmente è di nuovo estate. Gli inverni sono i momenti più faticosi per gli animali benché loro, seguendo sempre l’istinto, sappiano dove andare a ripararsi dal freddo.

Col susseguirsi delle stagioni Rainbow cresce a vista d’occhio scorrazzando su e giù per il bosco, alla scoperta della naturale Bellezza di questo straordinario angolo di paradiso. Il forte caldo abbandona la radura e al mattino presto una fitta nebbiolina annuncia l’arrivo dell’autunno con i suoi colori brillanti, spazzolati sulle piante come macchie di ruggine con spruzzi di giallo, rosso e marrone.

Le piogge sono più frequenti e durature ma, nelle giornate più tiepide, il sole torna a risplendere in cielo. Il puledro ha custodito nella memoria del tempo quella straordinaria visione accaduta nel momento della sua nascita, e la sua mamma gli ha anche raccontato tante storie sul magico ponte che inarca la sua schiena oltre l’orizzonte, da un punto all’altro, sino a raggiungere un posto imprecisato sulla terra.

Devo scoprire dove va l’arcobaleno così potrò catturare di nuovo i suoi colori sul mio mantello e tenerli per sempre con me. – pianifica correndo al galoppo nel bosco, saltando, di tanto in tanto, gli ostacoli formati da grossi rami caduti dagli alberi.

All’improvviso giunge in un prato pieno di fiori colorati: in un angolo papaveri rossi, in un altro margheritine gialle e bianche, e poi le bocche di leone fucsia e lilla. Sembra di essere all’interno di un dipinto impressionista la cui cornice è realizzata col prepotente tarassaco, detto dente di leone, che si sporge ovunque per via delle sue infiorescenze giallo-oro e dei soffioni, le infruttescenze leggerissime, che volano via appena un pizzico di vento le sfiora.

A quella vista Rainbow si tuffa e si rotola nel prato cercando di impregnare i suoi crini di tutte le tonalità dell’iride quando vede una violetta che sta lì spaparanzata a prendere il sole.

Dimmi, piccolo fiore cosa vedi sul mio lucido mantello? Non ti sembra, forse, l’arcobaleno? – domanda il puledro ripensando alle svariate leggende che la sua mamma gli aveva raccontato tutte le volte che non riusciva ad addormentarsi da solo. Ma prima che la piccola viola possa rispondergli il cielo s’incupisce e in men che non si dica si scatena un forte temporale.

Il cavallino comincia a correre selvaggiamente, preoccupato che il suo mantello non si bagni. Percorre a velocità il sentiero del bosco, facendo lo slalom tra alberi e arbusti, sin quando trova una grande betulla con dei rami ancora carichi di foglie. Si ripara lì sotto e stanco per la corsa sfrenata si sdraia a riposare. Solo allora si accorge, guardandosi il dorso, di non avere più traccia di alcun colore brillante, se non il suo. Deluso dalla triste scoperta sta quasi per piangere quando la betulla, allargando le sue enormi braccia, lo avvolge dolcemente per consolarlo e, al tempo stesso, per non farlo ulteriormente bagnare.

Non disperare, cavallino. La pioggia smetterà presto e tu potrai tornare dalla tua famiglia. Sai, non avevo mai visto un puledro dagli occhi azzurri come il cielo. Si narra che, un tempo, gli equini dagli occhi chiari abitassero nella città degli Immortali. Questo luogo si trova al di là del ponte di luce chiamato arcobaleno. E’ il posto popolato dagli eterni Signori della Saggezza, custodi del segreto della Creazione. Essi sono gli artefici dei colori e, un giorno, passando attraverso l’arco di luce, hanno inviato sulla Terra degli Esseri Speciali, tutti colorati, che hanno il compito di far perdurare la Bellezza nel mondo per salvarlo dalla distruzione. Tu da dove vieni? chiede la betulla incuriosita.

E così Rainbow racconta la sua storia e i suoi progetti per catturare i colori dell’iride. Intanto la pioggia si ferma e il sole riappare pallidamente sotto l’orizzonte quando uno spettacolo senza precedenti si manifesta dal cielo: un enorme esemplare di arcobaleno doppio si erge a ponte verso un punto, proprio vicino al luogo dove si trovano il puledro e l’albero.

Il cavallo si congeda rapidamente dalla betulla e comincia a correre tenendo lo sguardo un po’ sulla strada un po’ sul fenomeno celeste, per non perdere di vista la posizione dell’iride. Arriva in prossimità di un laghetto. Non aveva mai visto quel posto, non si era mai addentrato così tanto nel bosco e soprattutto non si era mai allontanato da casa per così tanto tempo. Per un istante pensa alla sua mamma che sicuramente sarà molto preoccupata per lui ma la curiosità di trovare una risposta al suo desiderio prende il sopravvento. Rallentando il passo trotterella sino alla riva e un miracolo della natura si palesa davanti ai suoi occhi. Una distesa d’acqua verde-azzurra, contornata da tutti i colori del bosco, accoglie spontaneamente una porzione di arcobaleno.

Eccolo lì! Stento ancora a crederci. E’ proprio lui e questo è il suo principio. Oppure è la sua fine? Non importa. Sono qui davanti a lui. Cosa faccio adesso? Come lo prendo? – mille domande galoppano nella sua mente in un nanosecondo. In un attimo Rainbow smette di arrovellarsi il cervello e si rende conto di sentire un fremito lungo la criniera. Le zampe tremano come foglie al vento, un senso di vertigine lo avvolge in tutto il corpo ma si lascia andare abbandonandosi lentamente al suo sogno. Da quanto tempo desiderava vivere quell’istante! Qui e ora, senza più cercare, senza pensare, Rainbow respira l’emozione più intensa della sua vita.

Come guidato da una forza sconosciuta entra nell’acqua e si avvicina poco a poco al suo obiettivo. Si immerge quasi totalmente intravedendo i sette colori che in quel momento sembrano moltiplicarsi. Il suo mantello brilla sullo specchio d’acqua inondato dal rosso, arancione, giallo, verde. blu, indaco e violetto e ancora da sfumature di tanti colori. Dopo qualche minuto di sublime bellezza esce pacatamente dal lago e si sofferma sulla sponda cercando di non perdere nemmeno una goccia di quell’esplosione di vita colorata ma, ahimè, anche questa volta il suo sogno comincia a sbiadirsi con un soffio di vento.

All’improvviso sente una voce:

Non puoi catturare i colori perché questi sono fuori e dentro di te! Il colore è ovunque ci sia luce. 

Chi è che parla? Fatti vedere! – esclama il giovane cavallo intimorito.

Una donna dai lunghi capelli color dell’oro appare attraversando l’arcobaleno. Bellissima, eterea, dalla pelle candida come pennellate di nuvole a ciel sereno, con una veste iridescente di sette veli impalpabili. La sua fronte è cinta dalla luce brillante di un diadema quando, in un attimo, un pizzico di sole si rifrange proprio al centro della fascia dove sporge un cristallo di rocca a forma poliedrica. Ed ecco che un raggio di luce esplode repentinamente, tramutandosi in un sottile arcobaleno, in direzione della riva, proprio sulla fronte del puledro.

Rainbow si sente pervadere da un calore sovrumano ma rimane immobile come pietrificato.

Non puoi catturare i colori perché questi sono fuori e dentro di te! Il colore è ovunque ci sia luce. esordisce per la seconda volta la donna. – Abbiamo portato i colori nel mondo per lasciare alla natura, agli animali e agli uomini, il compito di custodire la Bellezza del Creato. L’arcobaleno è un fenomeno che voi vedete per riconoscere il senso della Creazione e apprezzare la vita attraverso i colori. In realtà, esso è contenuto nella bianca luce della Sorgente senza tempo e si manifesta nel momento in cui viene attraversato dalla benedizione del calore divino per ricordarvi che ogni cosa nel mondo è piena di colore e che ogni colore ha il suo posto sulla terra. Quello che hai sino ad ora cercato lo hai già trovato ovunque, nel sole, nei fiori del prato, negli alberi, nell’acqua, negli uccelli, nella tua isola, negli occhi di tua madre e di tuo padre e nei tuoi. Ovunque! Osserva, ascolta, assapora in ogni istante tutto ciò che ti circonda e toccherai col cuore e con la mente tutti i colori. Quando avrai sentito sbocciare in te la bellezza della vita avrai trovato il tuo arcobaleno.Proferendo queste parole la figura comincia a schiarire sino a scomparire insieme all’iride sull’acqua.

Rainbow resta ancora estasiato da quella apparizione e, senza rendersene conto, trotterella lungo il sentiero, accorgendosi proprio in quel momento che si trova dietro l’angolo di casa. Infatti, poco lontano, intravede la sua mamma. Con un paio di falcate è subito da lei. La riabbraccia teneramente strofinandola con il suo manto. Allunga il muso per darle un bacio e infine le racconta le avventure appena trascorse. 

Mentre parla animatamente comprende che il suo sogno, in effetti, si era già realizzato tante volte lungo la strada, e che sarebbe continuato ad esistere ogni qualvolta avesse osservato con attenzione il mondo circostante perché, come gli aveva detto la misteriosa signora, il colore è ovunque ci sia luce e non può essere catturato per sempre. In quel preciso istante la giumenta nota sulla fronte del suo amato figliolo una macchia luccicante che prima non aveva.

Rainbow!spingendolo verso l’abbeveratoio – Viene a vedere sullo specchio dell’acqua! Guardati! Una stella iridescente!

Mamma! – aggiunge il cavallo arcobaleno sbarrando i suoi grandi occhi blu per la meraviglia – non puoi catturare i colori perché questi sono fuori e dentro di te! Il colore è ovunque ci sia luce! E adesso è sulla mia fronte!

 © Cat_Anhia  ©

Tanka a colori.

Porto colori

dal bosco incantato.

Iridescenza.

Tre su sette son primi.

Impalpabile luce. 

colori nel bosco

colori nel bosco

Un sapore della vita

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Sono trascorsi dieci anni da quella giornata di sole, quando sul balcone di casa, tra una chiacchiera e l’altra, mi dicevi che stavi perdendo la vista. Pensavi di essere prossimo al trapasso e mi guardavi con occhi smarriti in cerca di risposte. La prima cosa che sentivo proveniva dall’istinto e mi sussurrava: “Ancora dieci”. So che ti fidavi di me e così ci scambiammo una promessa.

Sai, le cose della vita non possiamo mai conoscerle in anticipo, però devi promettermi che qualsiasi cosa accada quando sarò andato via l’aiuterai a non spegnersi prima del tempo”.

Con onore, qualsiasi strada prenderemo! L’angelo non necessita di ali e il suo cammino è una veglia tra lo spazio ed il tempo. E’ immobile anche se per noi muta improvvisamente. Non lo vediamo ma possiamo sentirlo in questa brezza. Ancora dieci. Passerà prima altra acqua sotto i ponti. Ancora dieci”.

dieci

Ieri ho messo il foulard giallo e verde: un velo di luce nel buio pesto della notte. Il nero è elegante, attira il calore e ne faccio un buon uso all’occorrenza, ma ieri ero lì per te. Non sarei mai mancata, ci sono sempre stata in questi anni, malgrado i devastanti cambiamenti, le malattie, le separazioni, i profondi dolori del cuore. Da lontano, nel silenzio, c’ero. Non si può dimenticare il Bene ricevuto. Non si può. Sono qui per amore! Esperire la mia vita con la gioia dentro il cuore e di tutte le ferite sento sempre Compassione. Il tempo è adesso! Mi guardi dall’altra stanza e ti vedo già, al di là del fiume. Gli altri non prenderanno sul serio la nostra chiacchierata ma sappi che la promessa è stata mantenuta. Basta una scintilla d’energia per procurare un fiat. E’ così! Ora ti lascio andare, leggero, con quel sorrisetto sotto i baffi e con queste parole.

Sono per te. Semplici e schiette come il pane caldo con sale, olio e origano; amorevoli come il fuoco che mi hai insegnato ad accendere mettendo il carbone sulla brace; evaporate col fumo della tua sigaretta che si mescolava all’odore dell’arrosto; elementari come le ore che filtrano i raggi del Sole, trasformandone i colori; limpide come l’azzurro dei tuoi occhi affaticati e stanchi. Ecco, riposano adesso accanto all’essenza del fiore che tanto apprezzavi. Un caldo abbraccio.

29 aprile 2014 - ginestra dell'Etna

29 aprile 2014 – ginestra dell’Etna

Vengo adesso a trovarti 
alla fine del sentiero.
Ti guardavo da lontano, 
nel silenzio, ma c’ero.
 
Mutamenti improvvisi 
nascono dal Sole
tra pensieri e sorrisi 
mescolati nel cuore.
 
Continua in questo ciclo 
il fluire delle cose.
Quanti sensi son perduti, 
trasformati dalle ore!
 
Impastiamo il nostro pane 
quando è festa nelle case,
poi lasciamo a questa terra 
una lacrima e un dolore.
 
Ecco, è lì, in quella goccia: 
quanto sale si condensa!
E’ il sapore della vita. 
Non possiamo farne senza.
 
Detestiamo il mondo intero 
mentre invece la tua faccia
dice tutta la saggezza, 
il lavoro ed il sudore.
 
Dove il sasso resta quieto, 
guarda ancora in lontananza.
Senti il passo lungo il greto? 
La tua soglia è un’altra stanza.
 
E’ per questo che ti vedo 
dentro un fiore di campagna.
Alla fine del sentiero 
porto odori di montagna.
 
Vengo adesso a trovarti
al di là dell’apparenza.
Nei colori dell’amore 
è racchiusa quell’essenza.
 
 

Un filo di bellezza

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Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla…

(tratto da I limoni di Eugenio Montale – Ossi di seppia 1925)

E’ una passione quella della poesia, un istante della vita catturato da una melodia di parole. E forse è questa mia continua voglia di selvatichezza, di espressione libera da vincoli di forma e di battute, che mi trattiene dal tracimare in rime alternate, incrociate, baciate.

painting: Ricardo Fernández Ortega - Montaña de Plata

painting: Ricardo Fernández Ortega – Montaña de Plata

Solitamente preferisco la saggistica ma stanotte ho letto Neve di Maxence Fermine. La leggerezza di un Fiocco di Primavera mi avvolge nel suo manto di candore.

E poi tutta l’arte del funambolo della parola. “Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un’opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro. Il difficile non è elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, aiutato dal bilanciere della penna. Non è neppure andar dritto su una linea continua e talvolta interrotta da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l’ostacolo di un punto. No, il difficile per il poeta è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all’altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell’immaginazione. In verità, il difficile è diventare funambolo della parola”.

Un intimo momento mi sfiora in tutta la sua algida bellezza per poi farmi assaporare il calore estasiante di uno scorcio della mia vita in cui la clessidra del tempo si spostava su un piano parallelo. La mente è così. Un evento, una circostanza, un flash istantaneo, tutto accende un ricordo, malgrado tu lo lasci andare via senza voler sapere nulla. “Una linea retta interrotta da una virgola. Come il disegno di un funambolo su un filo di bellezza”.

Allora spengo tutto, immergendomi nelle acque del mio Sé. Ascolto la mia presenza: respiro, movimento, stasi. Ripercorro per un attimo il giorno appena trascorso: tra i più svariati istanti del vivere quotidiano anche la conversazione con una cara amica, il miagolio dei miei gatti, il silenzio della notte. Mi soffermo qualche minuto sul pensiero del tramonto che ho immortalato in maniera istintiva, senza correzioni di luci e colori.  Il dipinto naturalista del paesaggio, visto dalla terrazza di un centro commerciale, è quello che mi è rimasto dentro. Non usa parole, soltanto radiosa poesia. “Il colore non è all’esterno. Esso è in noi. Solo la luce è fuori”.

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For now

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All’attimo direi:

Sei così bello, fermati!

Gli evi non potranno cancellare

la traccia dei miei giorni terreni. 

Presentendo una gioia così alta

io godo adesso l’attimo supremo.

(J. W. von Goethe – Faust)

Poche parole bastano; a volte sono di troppo. Godimento dell’attimo supremo in una giornata soleggiata, senza congestione respiratoria.  Liberi da tutto, fluidi come l’istante presente.

 ph. Frank Jensen

ph. Frank Jensen

Semplice

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“La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità”.

Charles Bukowski – Hollywood, Hollywood! – 1989

Semplice è la vita quando

impasti la terra con le mani.

Affondi le tue dita sino al punto

più profondo dell’abisso

solo per il gusto di sentire

il sapore selvatico del cuore.

 

Cardine

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Mi sono scolorito sulla sera, finché il sole
faceva sangue come da un ginocchio rotto –
sono andato a sedermi dietro al cielo, appena buio:
nell’imbrunire il bosco aveva fame – ho chiesto
di che sapore fossero i suoi giorni, ha detto: caldi
e verdi come le ombre delle ore quando dormono;
poi l’ematoma espanso a dismisura del silenzio
ha coperto le ecchimosi e i fetori infetti
di una paralisi dispersa di memoria: ho fatto
appena in tempo a sbaragliare il cuore che
la luce appesa ai ganci del mattino era in vetrina
e mi sgocciava dentro pavimenti di perché –
ci camminavo sopra come vetri neri
serrati intorno al sangue del presente – vedi
a che altezza risuonano le stelle anche se spente?
Prima di mai, si chiuse il tempo come una valigia.
Era partito tutto e non sapeva ancora dove
doveva ritornare, per immergersi nel centro
trafficato di affari del deserto scibile.
Così la pace si affrettò a parlare, e disse: Adesso
voi prendete le mani delle guerre e date
a tutti modo di pensare al mare – ed ecco
che le parole strinsero miserie a sé
come i più cari dopo chissà quanto, e fisso
nel cardine ruotò l’amore – quasi un pesce
sospeso al filo del perenne autunno in fiamme.
Tutto fu salvo, e il sole insaporì anche le pietre.

Ulisse Fiolo

Nel cardine ruotò l’amore e il sole insaporì anche le pietre. Un’energia si sveglia al mattino. Come un punto cardinale percorre il tuo corpo da nord a sud. Un pensiero è anche pace cercata e non ancora trovata. Ruota la bussola ma il cardine ferma la lancetta a settentrione: la forza di gravità. Oggi è così: crudezza del metallo si fonde al sapore del sole.